Lunedi, 6 settembre 2010 - 3.37.48 A A A Homepage | Forum | Feed RSS


salta il menu principale











Attacchi a siti web italiani per richiedere un riscatto, un pizzo?Ne parla il fondatore di Bakeca.it

Un altro fenomeno del cyber-crimine che non si era ancora visto in Italia, almeno stando alla cronache ufficiali, era quella degli attacchi a siti web per chiedere un 'pizzo', una 'tangente' per bloccarli. Adesso ne parla in una inte

a cura della Redazione
 
Segnala questa notizia ai tuoi amici

Abbiamo già parlato diverse volte degli attacchi a siti web Internet in costante crescita che hanno l'obbiettivo di inserire virus e malware per rubare dati agli utenti dei siti oppure di scontri e guerra online tra singole nazioni come Cina, Russia, Usa o la Nato.
Prove di forza, prova da guerra elettronica ch non si capisce bene davvro in cosa consistono...

Abbiamo anche già scritto di virus che una volta installati sul pc lo riescono a bloccare interamente o alcune cartelle come quella "documenti" dove di solito si tengono files importanti e richiedono,poi, una password per sbloccare pc o directory.

Ovviamente la password viene rilasciato dietro un riscatto, un pagamento.

Attacchi a siti web e virus con riscatto sono, già, arrivati e molto diffusi anche in Italia.

Un altro fenomeno del cyber-crimine che non si era ancora visto in Italia, almeno stando alla cronache ufficiali, era quella degli attacchi a siti web per chiedere un "pizzo", una "tangente" per bloccarli.

In realtà, parlando con la Polizia Postale, dopo alcuni attacchi, è già accaduto che sono arrivati anche a importanti siti italiani richieste di denaro per blocccare l'attacco ai propri server, ma è laprima volta che un proprietario di un sito web italiano parla chiaramente di possibili estorsioni per attacchi subito dal portale di cui è amministratore.

Si tratta di Paolo Geymonat fondatore di Bakeca.it, un sito in costante crescita, che nelle prime due settimane di maggio è stato colpito più volte da attacchi Ddos o denial of service. Geymonat ne parla, chiaramente, intervistato da Vittorio Pasteris sulla versione online della Stampa.

O si tratta di pizzo o di attacchi mirati commissionati a qualcuno a cui il proprio sito da fastidio, così il giovane imprenditore Paolo Geymonat esprime il suo pensiero: " "Confrontandosi con amici esperti del settore della criminalità e pirateria informatica siamo arrivati alla conclusione della quale siamo convinti: l’attacco è stato sferrato da pirati informatici che hanno ricevuto uno specifico mandato ,sicuramente retribuito, da qualcuno con la precisa intenzione di danneggiarci"

E poi: “Secondo alcuni osservatori potrebbe essere la premessa per una richiesta di denaro. una sorta di "pizzo" del terzo millennio. Spero che non si tratti di qualcosa del genere perché personalmente sono impreparato e lontano mille miglia da questo tipo di realtà”.

Ma come funzionano questi attacchi Ddos o denial of service?

Significa colpire con server anonimi o a loro volte compromessi il server sui cui risiede il sito che si vuole attaccare colpendo con migliaia di richieste al minuto ifno ad arrivare a saturare la banda e bloccare i sistemi esaurendo le risorse di cui il server dispone.

La Polizia Postale, così come gli Internet Provider, sono soliti intervenire prontamente e anche nel caso di Bakeca.it stanno indagando in maniera approfondita e scrupolosa, ma trovare i colpevoli e soprattutto arrestarli è molto complesso, se non impossibile, a causa di una mancanza di una legge internazionale apposita.

Autore: Marcello Tansini

Ultimi articoli correlati:

Categoria: Internet
Pubblicato il 25/05/2008
Le ultime news



Newsletter

Rimani aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter!
(lun. e giov.)